mercoledì 31 gennaio 2024

"Il cammino del morto" di Larry McMurtry per Einaudi!

Con enorme sorpresa degli appassionati di letteratura western, procede la cavalcata della Einaudi nella pubblicazione dei romanzi di frontiera di uno dei più grandi scrittori americani: Larry McMurtry. Dopo aver riproposto nel 2017, in nuova traduzione e cura, a trent'anni dalla prima e ultima volta, il capolavoro immortale Lonesome Dove, e dopo il relativo seguito Le strade di Laredo del 2018, stavolta è il turno di Il cammino del morto, che narra la giovinezza dei protagonisti degli altri due romanzi, Woodrow McCall and Augustus McCrae, quando si arruolano nei Texas Rangers nel periodo in cui Comanche e Apache erano inarrestabili nei territori del sudovest americano.

Ecco cosa recita la sinossi del libro:

Una distesa insieme maestosa e spietata, dove né il viaggiatore ben armato né il bisonte più robusto sanno per certo se arriveranno a sera: ecco l'Ovest americano alla metà dell'Ottocento. Gus e Call – l'avventato e il giudizioso, il fanfarone e il taciturno, il donnaiolo e il riluttante – sono come il giorno e la notte, ma hanno una cosa in comune: tanta voglia di avventura. Perché, allora, non entrare nei Texas Ranger? Tutti sono stati giovani, anche gli induriti cowboy protagonisti di "Lonesome Dove": questa è la storia di come tutto ebbe inizio. Tutti sono stati giovani, anche Gus e Call, gli induriti venditori di bestiame protagonisti di "Lonesome Dove". A quell'epoca, gli anni Quaranta dell'Ottocento, le praterie a ovest di San Antonio erano ancora selvagge e dominate dagli indiani. Dunque chi meglio di due ragazzi sbandati e un po' ingenui per rimpolpare la compagnia di Texas Ranger in partenza per El Paso? Un fucile, un cavallo, la promessa di una paga e si va. Ma in giro c'è Buffalo Hump, l'abile e brutale capo comanche, e il battesimo della strada si celebra con il sangue. La vita in città è senz'altro più sicura, ma anche più noiosa. Ecco, quindi, che Gus e Call si rimettono in viaggio unendosi a una spedizione per la conquista di Santa Fe, florida città del New Mexico. A guidarli c'è un ex pirata che della terraferma non si intende molto. È un male, perché stavolta la lista dei pericoli è davvero lunga: ai Comanche con la passione degli scalpi si aggiungono Apache amanti delle torture, messicani più combattivi del previsto e una natura inospitale fatta di orsi inferociti, fiumi in piena e siccità estrema, che mostra il suo lato peggiore nel famigerato «cammino del morto». A partire sono in duecento, ma non tutti faranno ritorno. "Il cammino del morto" fa parte della quadrilogia del West che ha reso celebre McMurtry: pubblicato dopo "Lonesome Dove" e "Le strade di Laredo", è il prequel che racconta come tutto ebbe inizio.

Si tratta quindi di un prequel di Lonesome Dove e di Le strade di Laredo, pubblicato nel 1995 dopo questi ultimi (1985 e 1993 rispettivamente). A questo punto è quasi certo che Einaudi completerà la quadrilogia, pubblicando poi (chissà tra quanto tempo) il sequel del prequel, ossia Comanche Moon, che è stato l'ultimo della serie scritto da McMurtry ma che cronologicamente si colloca tra Il cammino del morto e Lonesome Dove.

Intanto, comunque, godiamoci quest'altro tassello, che non è affatto roba da poco!

Il cammino del morto farà parte della collana Supercoralli e uscirà il 27 febbraio.

martedì 30 gennaio 2024

"Tu sei vendetta": romanzo western-horror di Stefano Rossi

L’altro giorno, cercando nuovi romanzi o racconti western-horror, mi sono imbattuto in questo libretto molto carino, recentemente scritto e pubblicato da un italiano: Tu sei vendetta. Preso al volo anche grazie al prezzo popolarissimo (appena 10 euro), si è rivelato una lettura piacevolissima e ricca di divertimento, il che non è mai scontato per un lavoro di questo sottogenere così bistrattato.
La trama lineare e semplice è quella di un bandito, Will Wydel, e la sua banda, che vogliono cercare la salvezza in Messico mentre un marshal federale, Ben Dagget, gli dà una caccia che definire spietata è poco. Ed è così che nasce e si sviluppa un inseguimento che per la prima metà del romanzo è un western puro e solo quando la banda Wydel arriva quasi in Messico tutto si trasforma in un vero e proprio inferno aprendo il portone (del forte) all’horror a piene mani!
L’autore, Stefano Rossi (che fa parte di un gruppo chiamato gli scapestrati), scrive benissimo e sa rievocare molto bene l’atmosfera del West (sebbene con almeno un paio di errori da matita blu) ma non del West “normale” bensì di una frontiera spietatissima, feroce, violenta ben oltre lo splatter, con personaggi totalmente cattivi (difficile trovare sfumature anche soltanto grigie, nemmeno tra quelli che dovrebbero essere i “buoni”) e una continua propensione al movimento e all’azione spettacolare, con anche l’aggiunta di un po’ di magia nera quando si arriva alla parte più prettamente horror. Sembra che la visione western di Rossi sia molto vicina a quella di Luca Barbieri, quindi sicuramente il suo è un West dark, nerissimo, e poi a parte arriva l’horror, ma la base del suo western “classico” è quella più tendente ad uno spietato realismo, senza poetica alcuna, un’atmosfera dove tutto, non solo il cielo, è plumbeo. E quindi il sangue scorre e piove (letteralmente), le torture sono all’ordine della pagina, mutilazioni, teste che esplodono, impiccati che non muoiono fanno capolino spesso e volentieri. Insomma, un West durissimo, che tra l’altro si giova di una scrittura evocativa ma non (come accade nel 99% degli scrittori italiani) inutilmente barocca.
Sono davvero felicissimo di aver scoperto questo piccolo romanzo e di essermelo goduto proprio come ci si gode un ottimo B-movie (a differenza di tanti, io non uso “B-movie” in senso dispregiativo, anzi…). Sono felice perché nel mare del nulla di questo genere (perlomeno in italiano) Tu sei vendetta trova legittimamente e meritatamente il suo posto.

Dove trovarlo: Tu sei vendetta si trova solo cartaceo e solo su Amazon.

domenica 26 novembre 2023

Il calendario western 2024 di Farwest.it!

Carissimi frontiermen, anche quest'anno il mitico portale Farwest.it, gestito da Sergio Mura, si fa in quattro per farvi e farci un enorme regalo natalizio: il calendario western 2024! Da un'idea di Mura e la realizzazione grafica del sottoscritto, nascono dodici bei fogli formato A4, uno per ogni mese naturalmente, ognuno impreziosito da una bellissima illustrazione a tema far West, più una copertina (come è giusto che sia anche per i calendari e non solo per i libri)!
E siccome noi di Farwest.it non lasciamo nulla al caso, abbiamo approntato per voi una doppia versione del calendario 2024: una per la stampa homemade e una, con i segni di taglio, per la stampa (e il ritaglio) professionale in tipografia (dove potete anche scegliere, eventualmente, un tipo di carta diverso da quello di un comune foglio da fotocopia). Inoltre, essendo in formato A4, il calendario 2024 è facilmente "convertibile" in formato A5 (più piccolo) senza nessun particolare problema di qualità nella stampa né di proporzioni.

Il calendario western 2024 di Farwest.it è scaricabile gratuitamente dal sito, al link https://www.farwest.it/?p=35242

Buon download e buona stampa!

domenica 19 novembre 2023

[Segnalazione] Due nuovi lavori di Domenico Rizzi

Nel breve corso di un mese e mezzo, due nuovi lavori dello storico e romanziere Domenico Rizzi, conosciuto ormai da tutti gli studiosi e gli appassionati di storia del West, sono usciti in libreria: si tratta di un saggio e di una raccolta di racconti, entrambi pubblicati dall'editore Parallelo45.

Il saggio si intitola Cavallo Pazzo. L'uomo, la storia, il mito ed è, ovviamente, una biografia del celebre quanto misterioso guerriero Oglala, visto più dal lato della sua vita privata che da quello - più comunemente conosciuto - delle sue imprese di guerra (per un'intervista all'autore vi collego all'articolo a firma dell'ottimo Sergio Mura, che come sempre non se ne fa scappare una: link). La sinossi recita:

La storia di Cavallo Pazzo come non è stata mai raccontata, con la scoperta delle sue debolezze, delle intemperanze e di un anticonformismo spinto all’eccesso che gli impedì di diventare ufficialmente il capo di una nazione. Trascinatore di uomini, ribelle alle convenzioni e convinto di dover obbedire ad un infausto destino che gli era già stato rivelato dagli spiriti, il fiero combattente degli Oglala fu tra i pochi a rendersi conto della minaccia rappresentata dai Bianchi e ad adottare una nuova concezione della guerra. Finiti i tempi in cui i Sioux si misuravano sul campo con i Crow, gli Shoshone, gli Assiniboine e i Pawnee per vantarsi dei propri successi, era iniziata l’era in cui occorreva uccidere il maggior numero possibile di avversari per arginare l’avanzata dei Wasichu, la gente dalla pelle chiara che intendeva impossessarsi delle terre occidentali: un sogno praticamente impossibile, che poneva poche migliaia di Indiani difronte a milioni di emigranti e colonizzatori. Ma la vita di Cavallo Pazzo non si svolse soltanto sui campi di battaglia, dove il suo ardore soffocava i tormenti interiori per non essere riuscito a sposare la donna amata, avere perso una figlia ancora bambina, un fratello e gli amici più cari. A tale crucci si aggiungeva la desolante immagine della disgregazione dei Teton o Lakota e perfino una spaccatura in seno alla sua stessa tribù, gli Oglala, divisi da invidie e rancori e incapaci di fare fronte comune contro l’Uomo Bianco. Il vero Cavallo Pazzo, celebrato soprattutto per la vittoria di Little Big Horn contro il generale Custer aveva ben poco di quanto hanno narrato decine di pubblicazioni quasi sempre incentrate sullo scontro fra Americani e nativi. Combattente per anni contro tribù nemiche, non ricoprì mai cariche politiche né incarichi militari di rilievo, diventando suo malgrado un leader di fatto dei guerrieri più determinati e coraggiosi. Quando si arrese ai vincitori nel 1877, dovette difendersi sia dalla diffidenza dei Bianchi che dalla gelosia e dalle insinuazioni della propria gente, che lo spinsero all’ultimo fatale gesto di ribellione. La sua morte lo trasformò in un mito, che la gigantesca scultura in lavora- zione da anni in una montagna del South Dakota intende perpetuare quale simbolo intramontabile dei fieri abitatori delle Grandi Pianure.

Il libro di narrativa, invece, è una raccolta di racconti western ed è intitolato Il cuore e la sfida. Storie e racconti di un'epopea e contiene cinque storie della Frontiera, nel classico stile di Rizzi, quindi con un'ampia gamma di personaggi e di motivazioni. La sinossi riporta:

Una guida di carovane con un oscuro passato, contesa da due ragazze gelose; un caporale afro-americano disprezzato da un’aristocratica del Sud, moglie del suo comandante; un vicesceriffo federale innamorato della prigioniera che deve condurre a processo per omicidio; un uomo in cerca di una sorella rapita dai Cheyenne che si imbatte in una squaw della stessa tribù. Sono le trame dei racconti “La ragazza della carovana”, “Buffalo Soldier” e “Donna cheyenne”. Invece “La faida di Shawnee Fork” riporta ad una feroce contesa fra allevatori per l’utilizzo dell’unico corso d’acqua della regione, destinata ad un inevitabile scontro armato, che sarà ancora una volta una donna ad interrompere prima che sfoci in tragedia. Il quinto racconto, “Il cuore e la sfida”, che dà il titolo all’intera antologia, rientra fra i classici della tradizione western, quel- lo dei pistoleri che si guadagnano da vivere uccidendo. Questa volta però, ci si trova di fronte ad un gunman pentito, che tenterà invano di rifarsi una vita più tranquilla con una bella ragazza messicana, prima che gli eventi lo spingano ad impugnare nuovamente le sue Colt, per riprendere la pericolosa esistenza di un tempo fino alle sue fatali conseguenze. Un libro che racconta il West della realtà, lasciando da parte la leggenda alimentata da cinema, letteratura e fumetti. Non ci sono eroi in queste cinque storie, ma piuttosto persone segnate dalla sorte, uomini innamorati di una donna o all’inseguimento di un sogno quasi impossibile e ragazze che si ribellano alle convenzioni e all’etica imperante del momento, sfidando la propria famiglia. Gli Indiani appaiono talvolta come vittime, ma anche come spietati incursori; i soldati dalla pelle nera obbediscono al loro ineluttabile destino, sperando in un giorno in cui saranno riscattati dalla misera con- dizione in cui versano; le donne relegate in un ruolo subordinato ai padri-padroni riusciranno a spuntarla, contrapponendo l’amore all’odio che ha diviso le loro famiglie in lotta. La pacificazione delle terre selvagge passa anche attraverso questi protagonisti dei quali la storia ufficiale non fa menzione, lasciando alle infinite invenzioni della leggenda il compito di narrarne le gesta.

Entrambi i libri sono già disponibili in tutti gli store online.

Un applauso al grande Domenico Rizzi con l'augurio che questi altri tasselli della sua ampia bibliografia raccolgano l'interesse che meritano.

venerdì 10 novembre 2023

"Butcher's Crossing": il secondo western di Nicolas Cage [recensione]

Finalmente, dopo almeno una mezza dozzina di anni in cui se ne è parlato e in cui nel frattempo è stato prodotto, esce (in lingua originale e in streaming) quello che era considerato “il secondo western in contemporanea di Nicolas Cage” (in contemporanea perché girato insieme a The Old Way, uscito mi sembra ad inizio di quest’anno) e cioè Butcher’s Crossing. Questo western è tratto dall’omonimo romanzo (in Italia edito da Fazi e, recentemente, da Mondadori) di John Williams, che ho letto anni fa e che (purtroppo) non ricordo bene (il che non mi permette di fare paragoni con il film, quindi mi limiterò ad esprimere le mie opinioni solo sulla visione del lungometraggio) se non per il fatto che, sostanzialmente, non aveva trama. E proprio questa caratteristica è stata presa pari pari dal regista Gabe Polsky e dagli sceneggiatori per portare su schermo questa storia ambientata nel mondo dei cacciatori di bisonti intorno al 1875. E come si fa, senza una trama, ad arrivare a riempire 100 minuti di pellicola? Semplice: si allunga il brodo. L’introduzione del personaggio principale (il ragazzo proveniente dall’Est) all’interno del gruppo di cacciatori di bisonti (il cui capo è Miller, cioè Nic Cage) è velocissima e subito si viene trasportati nel viaggio di questo piccolo team (composto da quattro uomini in totale) attraverso le praterie del Kansas fino alle montagne del Colorado, dove troveranno un’enorme mandria di bisonti da sterminare. Poco a poco, tra bivacchi e il passare del tempo, si snoda gran parte del film che è principalmente composta da scene di sparo ai poveri animali (con relativa scuoiatura) e scene di tensione davanti al fuoco da campo, con Miller che – folle – vuole ammazzare tutti i bisonti dell’immensa mandria e Fred, uno degli scuoiatori, che vuole tornare indietro prima di rimanere bloccati dalla neve. Cosa che accadrà, con una inevitabile quanto fiacchissima escalation di violenza, fino al disgelo e al ritorno in Kansas, dove a Miller e al ragazzo si rivelerà una brutta sorpresa.
Butcher’s Crossing è un western lento, monotono, con due soli tipi di scena inframmezzati dal punto di vista del ragazzo (con flashback e ricordi spiattellati a mo’ di sogni) e del “trauma” che pare subire alla vista di un insensato sterminio. Un ottimo Cage però non fa propriamente rimpiangere la visione che, anche se ripetitiva, alla fine – sul filo del rasoio – regge alla noia. Un aiuto è dato dalla splendida fotografia, limpidissima, che incornicia gli spettacolari paesaggi del West insieme ad alcune belle sequenze con i bisonti in stile Balla coi lupi.