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venerdì 2 febbraio 2018

"Gli indomabili del selvaggio West": il nuovo saggio di Luca Barbieri!

Luca Barbieri è di nuovo in pista! Recentemente è addirittura sbarcato in edicola con la riedizione del suo Storia dei pistoleri, ma adesso riconquista le librerie e finalmente ritorna con un altro saggio sulla storia del West! Mi giunge quindi inaspettata e quanto mai piacevole la novità che lo scrittore genovese ha pubblicato, pochissimi giorni fa e ancora per l’editore Odoya, il saggio Gli indomabili del selvaggio West, una cavalcata attraverso tre momenti fatidici della storia dell’Ovest americano.

Nel West sopravviveva il più forte; non sempre, però, il più coraggioso. Fu terra di battaglie, la Frontiera, si sa, battaglie tra razze ed eserciti diversi, tra uomini bianchi e rossi, tra soldati di lingue differenti, provenienti da lontani paesi d’oltreoceano. Questo libro racconta nel dettaglio tre storie che danno una straordinaria lezione di dignità e coraggio, e che, a distanza di oltre un secolo, riecheggiano ancora di uno straordinario urlo: mai arrendersi! Protagonisti sono uomini reali, divenuti con il tempo leggende, perché se di loro non è sopravvissuta la carne, non si può dire lo stesso dello spirito. Le tre emblematiche vicende toccano alcuni degli episodi più importanti della storia della Frontiera, americana quanto messicana: l’assedio di Alamo, la battaglia di Camerone e le guerre dei Seminoles. Si passa così dalla forza morale dei Texani, che si sacrificarono per affermare il diritto alla libertà della nazione che desideravano costruire, alla Legione Straniera, che con un pugno di uomini tenne testa all’esercito messicano, fino ai Seminoles, gli indiani che mai si arresero. Al centro del libro ci sono questi uomini, divenuti con il tempo eroi e soprattutto esempi di virtù e forza, uomini che non si sono piegati all’altrui violenza, nemmeno nei momenti più drammatici e cupi, e sono andati incontro al loro ineluttabile destino. Niente e nessuno è riuscito a fermarli e la morte è stata solo il coronamento dei loro ideali di coraggio e onore, doti che hanno permesso di continuare a ricordarli come veri e perfetti Indomabili.

Così dice la sinossi del libro. Io non l’ho ancora letto ma è un dato di fatto che, se pur Alamo è abbastanza conosciuta come vicenda, non si può dire altrettanto dell’eroica battaglia di Camerone e della storia degli indiani Seminoles della Florida. Tre eventi chiave della storia americana rivivono dalla penna di Luca Barbieri, che come sempre sa cosa scrivere e come scriverlo, come ci spiega lui stesso a proposito di Gli indomabili del selvaggio West:

Sono cresciuto guardando Rocky, guardandolo rialzarsi dopo ogni singolo pugno ricevuto.
Niente era mai abbastanza per tenerlo giù, a terra; eppure, pensavo, sarebbe stato facile arrendersi, con la bocca gonfia di sangue e di dolore rappreso. Perché, allora rialzarsi? Me lo sono chiesto un centinaio di volte, finché non sono stato io a essere buttato a terra; e allora ho capito. Quando mi hanno buttato giù, e sarebbe stato facile rimanere a terra, e mi sono rialzato, nonostante tutto, allora ho capito.
E poi c’è stato Daredevil, l’eroe Marvel cieco e dotato di una specie di sonar, come i pipistrelli. Non è però quello il suo superpotere, non lo sono i sensi ipersviluppati né l’agilità. Lo è la rabbiosa determinazione di un ragazzino cresciuto con un semplice comandamento nella testa: mai arrendersi. E’ ciò che urla al cielo, il Diavolo Custode di Hell’s Kitchen, quando, con le ossa spezzate dai colpi di Kingpin, si rialza. Comunque e nonostante tutto. Anche se sarebbe stato più facile stare giù, a terra.
Rocky Balboa e Daredevil, e il terreno sul quale rimbalzano. Sembra fatto di gomma, perché li respinge, li ributta sempre in piedi.
Questo libro non parla di Rocky e Daredevil, sebbene in qualche modo lo faccia e sia, in ogni caso, a loro dedicato; questo perché da loro nasce, come tantissime altre cose che mi attraversano gli occhi della memoria.
Ma nemmeno parla del Far West, se non incidentalmente. Perché il luogo dove una storia si svolge non è importante quanto ciò che vi accade. Potrebbe essere la Frontiera americana, il Mezzogiorno italiano attraversato dalle fiammeggianti cariche dei Garibaldini, i boschi fradici di pioggia dove i nazisti cercavano di snidare le bande partigiane, oppure altri, disseminati come chiodi sulla superficie diseguale di un mappamondo.
Dovunque, nel mondo, c’è stato, c’è e ci sarà chi preferisce lasciarsi cadere a terra e chi, dopo esservi stato gettato a forza, si è rialzato.
Questo libro, in definitiva, parla di uomini e racconta la loro storia; uomini della Frontiera americana perché, sì, per me è quello il luogo per eccellenza del Sogno, la terra a mezza via tra la realtà più cruda e l’ideale più irreale. Ma nel leggere le prossime storie, non dimenticate mai che sono successe davvero. Non sono favole.  Per questo il loro esempio vale così tanto.
Ciò che quelle storie hanno da dirvi, in fondo, è facile: anche se la strada più comoda da prendere è quella di stare giù, a terra, e guardare da un’altra parte, e chiudere gli occhi, e svenire, basta ripetersi in testa una cosa: mai arrendersi.
Il resto viene da sé.

Sono quindi felice ed entusiasta di segnalarvi quest’altra fatica di Barbieri, che in un mondo editoriale “western” arido e agonizzante è una cascata di pioggia fresca e vitale!

Bravissimo Luca, e avanti tutta!

martedì 30 gennaio 2018

"Agguato a Skeleton Pass" e i racconti western di "Doppio spettacolo" di Stefano Di Marino

Conosciuto principalmente per storie d’azione e di spionaggio, Stefano Di Marino, nella sua sterminata produzione letteraria, ha cavalcato anche lungo le piste del selvaggio West. Come lui stesso ha ribadito più volte, il western è entrato nel suo immaginario di scrittore fin dall’infanzia e non faccio fatica a credere che sia il genere (insieme allo spionaggio) che più gli piace scrivere. Basta leggere il romanzo breve Agguato a Skeleton Pass, contenuto nella raccolta di racconti Doppio spettacolo (Dbooks.it Edizioni, 2016) per rendersene subito conto.
Questa breve novella, ispirata a quei film americani dove in un’ottantina di minuti si raccontava una storia ricca d’azione, è davvero un piccolo capolavoro western raccontato da un autore italiano. È la storia di un tenente, Travis Coburn, e della sua compagnia di Buffalo Soldier, impegnati in una pericolosissima missione in pieno territorio Apache, alla ricerca di un sanguinoso indiano ribelle di nome Chatta. Certo, detto così può sembrare un racconto poco originale, ma io la vedo diversamente: innanzitutto mi piace considerarlo un racconto western classico (tanti film e romanzi hanno come spunto la caccia agli apache, basta solo citare Nessuna pietà per Ulzana), e poi è scritto talmente bene, con una precisa combinazione di informazioni storiche e racconto narrativo, che tutto il resto potrebbe pure passare in secondo piano. Il fatto però è che Di Marino, da grande narratore, non nasconde nulla sotto il tappeto dello stile di scrittura, perché Agguato a Skeleton Pass è ricco di avvenimenti, di azione e di ritmo. Era stato pensato come un western con venature horror ma usando il classico come un’arma a disposizione, piuttosto che riposandovisi come sugli allori, Di Marino l’ha trasformato in un’avventura dall’atmosfera minacciosa. Lo scontro cruentissimo tra la civiltà bianca e quella indiana è rappresentato dalla ferocia degli apache e dalla testardaggine dei bianchi ma anche dall’impossibilità per i due mondi di venirsi incontro; l’autore non lascia mai fuori campo le descrizioni di torture, mutilazioni e scontri a fuoco e all’arma bianca, e scrittura e vicende risuonano di rimandi a film come The Missing e ai romanzi del grande narratore Gordon D. Shirreffs (peraltro uno degli scrittori western preferiti di Di Marino). Come lo stesso autore ammette nell’introduzione al volume, il racconto è pensato (e scritto, ovviamente) in stile cinematografico, con stacchi numerati per dare ritmo. Una scelta riuscita per una vicenda che, come detto, trae ispirazione proprio dai film western di cui Di Marino è appassionato e studioso (non per niente è lui, insieme a Michele Tetro, l’autore dell’imponente Guida al cinema western pubblicata da Odoya l’anno scorso).
Infine, l’apparato storico/ambientale appare corretto (mi ricordo solo un errore: il fucile Springfield descritto come un’arma a cinque colpi), per un coinvolgimento maggiore e più autentico ad una vicenda che comunque, al di là del genere, è un classico della letteratura d’avventura.
Per gli appassionati di western mi sento davvero di consigliare questo racconto lungo, anche perché la medesima raccolta Doppio spettacolo contiene altri due racconti western (vedi più sotto), oltre a un ulteriore romanzo breve (fantasy storico) e altri racconti di vario genere. Un acquisto di cui non vi pentirete!


Gli altri racconti western di Doppio spettacolo

“Gatta danzante e il generale fantasma” è un weird western venato di stregoneria voodoo. Tra la Louisiana e il Texas una giovane donna ha l’obiettivo di liberare una comunità di neri dal fantasma di un vecchio schiavista. C’è molta magia e un’atmosfera cupa in questo breve racconto dove il western si congiunge con le antichissime credenze e leggende dei neri del Sud.

“Sukyaky – bockaroo – banzai: quando si spara, si spara. Non si parla” credo sia la prima opera western di Di Marino. Originariamente la ricordo pubblicata su M. Rivista del Mistero, nel numero del 2008 dedicato al western mischiato col noir e con l’horror. È un racconto un po’ ingenuo, che deve molto alle atmosfere dello spaghetti western (con molte citazioni) unite al bizzarro protagonista e a qualche licenza storica. Il personaggio principale è un pistolero giappo-cinese in cerca di vendetta a Deadwood, al tempo della corsa all’oro sulle Colline Nere. È un racconto rapido e violento, uno di quegli stravaganti spaghetti western (con tutti gli elementi classici) portato su carta. Riuscito come esperimento, ma è lontanissimo dalla forza e dall’impatto di Agguato a Skeleton Pass.

sabato 6 gennaio 2018

Stephen Crane - Una leggenda del Texas [racconto]

Stephen Crane è uno degli scrittori americani più compianti. Morto giovanissimo (a soli 28 anni, di emorragia polmonare), scrisse romanzi, racconti e poesie. Viaggiò molto in molti paesi ed ebbe una vita avventurosa, per quanto breve. Di lui ricordiamo il romanzo sulla guerra civile Il segno rosso del coraggio e i racconti del West. Questi ultimi si staccano nettamente dal genere come normalmente lo conosciamo e giocano più sulle situazioni e l'ironia che su inseguimenti e sparatorie. 
Il racconto che vi propongo - in una mia traduzione - è un classico di Crane, spassoso e decisamente divertente.

Stephen Crane
UNA LEGGENDA DEL TEXAS (A Freight Car Incident - A Texas Legend)


«Ricorda quella volta, maggiore?», chiese l’uomo della ferrovia.
«Puoi scommetterci che ricordo», ribattè il maggiore.
«Coraggio, racconti», dissero gli altri.
Il maggiore alzò il suo bicchiere e osservò con attenzione il liquido lucente. «Beh, vedete, successe proprio quando la linea di Tom stava per essere costruita attraverso lo stato, e un giorno lui mi chiese di andare insieme in una certa cittadina che aveva intenzione di inaugurare con un’asta per la vendita di appezzamenti, e con birra e sandwich gratis per tutti e così via, sapete, no? Beh, ci andai e lì c’era un grosso vagone merci carico di barilotti e provviste. Tutti si stavano divertendo. Tom si sentì male durante l’asta così andò a sdraiarsi in una piccola capanna mentre io andavo in quel vagone a vedere se trovavo del ghiaccio da mettergli sulla fronte. Ero sul vagone in cerca di questo ghiaccio quando, d’improvviso, qualcuno chiuse la porta, facendo piombare l’interno in un buio nero come la pece. A quel punto qualcuno nel buio del vagone iniziò a bestemmiare come un pirata, e lo sentii estrarre il revolver dalla fondina. Allora capii a che gioco si stava giocando. Sembrava ci fosse un certo tipo lì in giro che un buon numero di bravuomini voleva uccidere, e che, dissero, l’avrebbero fatto proprio il giorno dell’asta. Qualcuno, quel giorno, me l’aveva indicato e io l’avevo sentito blaterare, quindi riuscii a riconoscere la sua voce nel buio. Credo che fosse convinto che qualcuno aveva chiuso la porta dietro di lui, così che quando lui l’avesse aperta per uscire, quelli fuori ne avrebbero approfittato per crivellarlo di piombo. Il modo in cui quel tizio bestemmiava era decisamente spaventoso.
Non era nemmeno una buona compagnia. Rimasi immobile così a lungo che sentii le ossa delle mie gambe scricchiolare come legno secco e che non potevo fare un respiro più profondo di quello di un canarino. E quello continuava a bestemmiare senza freni.
Cominciai a pensare a Tom e al suo malore, desiderando che fosse morto piuttosto che andare in quel vagone a cercargli del ghiaccio.
Alla fine mi convinsi che dovevo muovermi. Non c’era altro da fare. Le mie gambe si rifiutavano di tenermi ancora in quella posizione. La testa cominciava a girarmi e se non avessi fatto qualcosa sarei caduto. Non ero rimasto immobile troppo a lungo, comunque, ma nel buio pesto dove uno non riesce a capire se sta sui piedi o sulle orecchie, non c’è da fare molto affidamento sulla capacità di tenersi in equilibrio. Il cuore si fermò un attimo quando sentii che ondeggiavo, ma spostai prontamente un piede e fui di nuovo a posto. Ma quel dannato piede aveva provocato uno scricchiolio.
Quel tizio rimase in ascolto per un momento, poi gridò: “Chi diavolo c’è qui dentro?”.
Io non dissi una parola, ma scivolai per terra come un sacco d’avena.
Lui ascoltò ancora, poi tuonò di nuovo: “Chi c’è lì?”. Immaginai che lui sapesse che non ero uno dei suoi nemici, altrimenti sarebbe stato preso mentre se ne stava a bestemmiare nel suo angolo.
“Chi c’è lì, perdio! Vieni fuori subito, imbranato, e comincia a parlare o ti buco! Chi sei, insomma? Dì qualcosa, perdio, o ti sbrano!”.
Stava cominciando a imbestialirsi come un gatto selvaggio. Sentivo bene come si infuriava, e diventava peggio di minuto in minuto. Tutti i barili stavano ammassati nel suo angolo così quando andai tentoni per cercare qualcosa dietro cui ripararmi, non trovai niente. Ogni secondo mi aspettavo di sentirlo sparare e se siete mai rimasti al buio chiedendovi dove una pallottola vi avrebbe colpito, sapete come mi sentivo in quei momenti. Così, quando lui gridò ancora “Chi sei?”, io dissi chiaramente: “Sono solo io”.
“Fulmini”, gridò lui muggendo come un toro. “Io chi? Dimmi il tuo dannato nome e da dove vieni, se non vuoi ritrovarti in una rissa!”
“Sono di Houston”, dissi.
“Houston”, rispose lui con un grugnito. “E cosa ci fai qui, straniero?”
“Sono venuto per l’asta” gli dissi.
“Uhm” disse, e rimase per qualche minuto fermo nel suo angolo in fondo al vagone.
Stavo già congratulandomi con me stesso per essere riuscito a evitare guai con quel diavolo, e pensavo che ora la sola cosa da fare fosse aspettare che il fato misericordioso mi lasciasse uscire da lì, quando improvvisamente il tizio disse: “Ehi, tu!”
“Sì?” dissi.
“Apri quella porta!”
“Ehm… cosa?”
“Apri quella porta!”
“Ehm… la porta del vagone?”
Lui iniziò a sbavare, credo. “Certo” ruggì. “La porta del vagone! Non ci sono cinquanta porte, qui, non credi? Falla scorrere, amico, altrimenti sei finito!” e maledisse i miei antenati fino alla quindicesima generazione.
“Beh… ma… guarda” dissi. “Aspetta… spareranno non appena qualcuno apre la porta. È…”
“Che te ne frega, straniero” ululò il tizio. “Apri quella porta o ti riduco a un colabrodo. Avanti, forza! Sbrigati!”. Iniziò a muoversi verso di me. “Dove sei? Vieni fuori, imbranato! Dove sei? Lascia solo che ti spiani contro il mio revolver e vedrai che ti trovo! Sbrigati!”
Questo gioco al buio del gatto col fu troppo per me. “Aspetta” dissi. “Apro la porta”.
Lui grugnì e si fermò. Mi alzai e mi avvicinai alla porta.
“Adesso, straniero” disse il tizio, “non appena apri la porta, fatti da parte a guarda come Luke Burnham scortica quelle carogne”.
“Ma, aspetta” dissi.
“Straniero, non è il momento di discutere! Apri quella porta!”
Appoggiai la mano sulla porta e mi preparai a spostarmi mentre la aprivo. Sperai di trovarla serrata, ma sfortunatamente non lo era. Quando diedi un primo scossone, scivolò facilmente e capii che non ci sarebbero stati problemi a spalancarla.
Mi voltai verso l’interno del vagone per un’ultima lamentela. “Senti, io non ho nulla a che fare con tutto ciò. Sono solo venuto da Houston per l’asta, e…”
Ma il tizio ululò di nuovo: “Straniero, mi vuoi fare fesso? Perché sennò…”
“Aspetta” dissi. “Apro la porta”.
Mi preparai, poi mi voltai verso di lui. “Sei pronto?”
“Vai!”
Era in piedi in fondo al vagone. Potevo scorgere il debole bagliore dei suoi revolver, uno in ogni mano.
“Vai!” disse di nuovo.
Mi feci coraggio e allungai una mano per afferrare l’estremità della porta, poi, con un gemito, tirai. La porta si aprì scivolando e io caddi sulle mani e sulle ginocchia all’altra estremità del vagone.
“Diavolo!” disse il tizio. Mi voltai. Non c’era nulla da vedere se non il cielo azzurro e la verde prateria e la fila di costruzioni gialle con la bandiera rossa dell’asta e una folla di fronte a una di queste.
Il tizio bestemmiò e saltò fuori dal vagone. Andò minaccioso verso la folla, con le pistole rivolte verso il basso e le dita nervose poggiate sui grilletti. Lo seguii a debita distanza.
Non appena fu più vicino, iniziò a scivolare come un gatto su un pavimento bagnato, alzando una gamba dietro l’altra. “Dov’è? Dov’è il furfante che mi ha chiuso dentro? Dov’è? Dov’è? Venga fuori! Non ne ha il coraggio! Dov’è? Dov’è?”
Entrò tra la folla, muggendo come un toro, e nessuno si mosse. “Dove sono quelle canaglie che volevano spararmi? Dove sono? Venite fuori! Fatevi vedere! Fatevi vedere! Eppure ce n’è di gente con le pistole penzoloni, ma le tirino fuori! Ci provino a tirarle fuori! Le sfiorino solo con un dito, e gli aprirò dei buchi grossi come forni in quelle loro pellacce, dal primo all’ultimo! Fatemi vedere chi si azzarda a tirare fuori una pistola! Fatemi vedere! E vediamo anche chi mi ha chiuso dentro! Che si faccia vedere, questo…” e maledisse quello sconosciuto con un linguaggio nero come un fumo di carbone.
Ma gli uomini armati rimasero in solenne silenzio. La folla gli lasciò attorno uno spazio sufficiente a piantarci un tendone da circo. Quando il treno partì, lui era ancora in giro a ruggire contro lo sconosciuto che l’aveva chiuso nel vagone».
«E quindi finì che non lo uccisero» disse qualcuno alla fine del racconto.
«Oh, sì, lo presero quella notte stessa» disse il maggiore «da qualche parte in un saloon. Eccome se lo presero».

venerdì 17 novembre 2017

"La legge del più forte": la riedizione del libro di Luca Barbieri!


Luca Barbieri è amico di lunga data di Western Campfire. Nel corso degli anni abbiamo sempre segnalato le sue pubblicazioni western, e cioè la stupenda raccolta horror Five Fingers (in due edizioni diverse) e l'altrettanto stupendo saggio Storia dei pistoleri. Ed è proprio quest'ultimo libro che, dopo alcuni anni di irreperibilità per via dell'esaurimento delle copie, Odoya ha riedito per il circuito delle edicole. Con una nuova copertina (che potete vedere in apertura) e un nuovo titolo (mentre, come ci tiene a precisare lo stesso autore, i testi rimangono identici all'edizione precedente), La legge del più forte, la cavalcata nelle vite dei peggiori gunmen del West riprende la sua piena corsa a partire da oggi venerdì 17 novembre.

Scrive l'editore, nella nota di presentazione del libro:

Arriva in edicola, allegata ai quotidiani del Gruppo QN (La Nazione, Il Giorno, Il Resto del Carlino), la ristampa di un volume ormai esaurito da alcuni anni: “Storia dei pistoleri” di Luca Barbieri.
Il volume ha una nuova veste grafica, una revisione dei testi e un nuovo titolo, più accattivante e incisivo: “La legge del più forte”.
Una narrazione snella e vivace accompagnerà il lettore in una cavalcata insieme ad alcuni tra i peggiori farabutti che hanno insanguinato il Far West, un affresco con molti dei personaggi entrati nel nostro immaginario collettivo come moderni “cavalieri erranti” ma che di fatto furono spesso soltanto squallidi assassini: una feroce storia degli uomini e delle armi che resero celebre la Frontiera americana.
“La legge del più forte” racconta con chiarezza, in uno stile secco come un colpo di revolver, le crude vicende dei pistoleri del Far West e ne svela l’influenza sulla storia americana, attraverso precise ricostruzioni storiche e descrizioni dettagliate.
Immaginando i pistoleri come una bizzarra fratellanza unita da un comune culto per la Colt, il racconto delle loro gesta inizia con la storia di colui che è ritenuto il “principe” dei gunfighters, Wild Bill Hickok, per passare poi a Billy the Kid, Wes Hardin, Luke Short, Wyatt Earp, Wild Bill Longley, “Doc” Holliday, Pat Garrett… e molti altri.
“La legge del più forte” è anche il racconto del duello e delle armi che hanno fatto la storia della Frontiera, dove non manca una ricca sezione degli aneddoti più curiosi tra cui la ricostruzione della sparatoria più celebre della storia del West: quella dell’OK Corral.
Un volume immancabile per la libreria di un appassionato del vecchio, polveroso, selvaggio West…


Un appuntamento imperdibile, dunque, per ogni curioso del mondo delle pistole e dei pistoleri. Correte perciò subito in edicola con la prima diligenza e fate vostro uno dei migliori testi sul West, scritto da chi sa davvero ciò che scrive e da chi ci mette tutta la passione per un mondo selvaggio ma meraviglioso! Grande Luca!

venerdì 10 novembre 2017

Il ritorno del più grande classico del western: "Lonesome Dove" di Larry McMurtry (Einaudi)

Il 14 novembre 2017 sarà una data cruciale, quest'anno, per gli appassionati di narrativa western. Perchè? Perchè la sempre lodevolissima casa editrice Einaudi ripubblicherà, dopo ben 31 dalla prima pubblicazione in Italia e con una nuova traduzione di Margherita Emo, il capolavoro western Lonesome Dove di Larry McMurtry. Un enorme affresco di un'epoca e di tutta una serie di personaggi che ormai sono rimasti nella letteratura del genere, un'opera che portò McMurtry alla vittoria del Premio Pulitzer per la narrativa nel 1985.

In Italia Lonesome Dove venne pubblicato (con lo stupido titolo Un volo di colombe) per la prima volta nel 1986, da Mondadori, e uno o due anni dopo ristampato in edizione Euroclub. Da allora il romanzo si è perso nel limbo delle edizioni introvabili ed è rimasto nei desideri di tantissimi amanti non solo di western ma di letteratura in generale.

Oggi tocca a Einaudi rialzare la bandiera del western con questo capolavoro - che negli USA è un vero e proprio must -, nella speranza che la casa editrice abbia in progetto di pubblicare l'intera serie, composta da 4 romanzi.

Come sempre con Einaudi, anche l'edizione sarà adatta all'opera: pubblicata nella collana Supercoralli, sarà rilegata con sovracopertina e lunga ben 950 pagine!

Come sempre, leggiamo la sinossi estratta dalla pagina dell'editore:

Leggenda e realtà, eroi e fuorilegge, indiani e pionieri, un'odissea attraverso le Grandi Pianure e la morte come sola compagna di viaggio, la malinconia di un'epoca al tramonto e l'eccitazione di una cavalcata selvaggia. L'avventura che non finirà mai: questo è il West.

In uno sputo di paese al confine fra il Texas e il Messico, Augustus McCrae e Woodrow Call, due dei piú grandi e scapestrati ranger che il West abbia conosciuto, hanno cambiato vita: convertiti al commercio di bestiame, ammazzano il tempo come possono. Augustus beve whiskey sotto il portico e gioca a carte al Dry Bean, mentre Call lavora sodo dall'alba al tramonto e continua a dare ordini a Pea Eye, Deets e al giovane Newt. La guerra civile è finita da un pezzo e la sera, sul Rio Grande, non si incontrano né Comanche né banditi messicani, ma solo armadilli e capre spelacchiate. L'equilibrio si spezza quando, dopo una lunga assenza, torna in cerca d'aiuto un vecchio compagno d'armi, il seducente e irresponsabile Jake Spoon, che descrive agli amici i pascoli lussureggianti del Montana e cosí dà fuoco alla miccia dell'irrequietezza di Call: raduneranno una mandria di bovini, li guideranno fin lassú e saranno i primi a fondare un ranch oltre lo Yellowstone. È l'inizio di un'epica avventura attraverso le Grandi Pianure, che coinvolgerà una squadra di cowboy giovani e maturi, oltre a un folto gruppo di prostitute, cacciatori di bisonti, indiani crudeli o derelitti, trapper, sceriffi e giocatori d'azzardo: decine di piccole storie che s'intrecciano tra loro ed escono dall'ombra della grande Storia americana. Lonesome Dove è un libro leggendario, il vero grande classico della letteratura western, l'opera che raggiunge il culmine di un genere e allo stesso tempo chiude un'epoca. Non a caso c'è il cinema all'origine del romanzo: all'inizio degli anni Settanta, Peter Bogdanovich vuole girare un film in omaggio al suo maestro John Ford, con John Wayne, James Stewart e Henry Fonda nelle parti principali. McMurtry scrive il copione: nasce cosí il primo abbozzo di Lonesome Dove, sebbene con un altro titolo. Alla fine il progetto non giungerà in porto, ma quella storia continua a ronzare nella testa di McMurtry per piú di dieci anni, finché non decide di scriverci un romanzo. Lonesome Dove negli Stati Uniti è subito salutato come un capolavoro e vince il Pulitzer nel 1986. In seguito verrà adattato in una mini-serie televisiva, con Robert Duvall e Tommy Lee Jones, che ottiene un grandissimo successo e segna l'inizio del revival western al cinema, culminato con Balla coi lupi e Gli spietati. Da tempo irreperibile sul mercato italiano, Lonesome Dove torna ora in libreria in una nuova traduzione.

Corriamo dunque ad accaparrarci questo romanzo, dopo lustri di attesa pronto a rivedere la luce in Italia. Non mancate!